Giornata degli Internati Militari Italiani

Ieri alla Cerimonia in Quirinale per la prima Giornata dedicata agli internati militari italiani nei campi di concentramento nazisti il Presidente nazionale Dario Venegoni ha tenuto questo intervento:

Quirinale, 19 settembre 2025

Giorno della Memoria degli Internati Militari Italiani

Intervento di Dario Venegoni, presidente ANED

Signor Presidente della Repubblica, autorità civili e militari, carissima Diomira Pertini, a fratelli e sorelle della deportazione e dell’internamento

Ho l’onore di portarvi il saluto della Associazione Nazionale Ex Deportati nei campi nazisti, che proprio in questi giorni festeggia il suo 80° compleanno.

Come ribadiamo da sempre ogni 27 gennaio, la storia delle donne, degli uomini e dei bambini deportati e uccisi nei campi delle SS per motivi “razziali” o politici è strettamente intrecciata a quella degli IMI, tanto da arrivare talvolta a coincidere. Penso al migliaio di IMI deportati a Dora; ai 44 eroi di Unterlüss; a tutti i militari italiani finiti per diversi motivi a Dachau, Buchenwald, Mauthausen.

Io stesso, se posso fare un accenno personal, sono figlio di due partigiani che si sono conosciuti in un Lager delle SS, e sono anche nipote di Tito Buffulini, fratello di mia madre, giovane ufficiale rinchiuso a Wietzendorf e in altri campi.

Il complesso sistema concentrazionario nazista rispondeva del resto a un disegno unitario: quello di eliminare chiunque si sarebbe potuto opporre al progetto del Nuovo Ordine Europeo di Hitler. Quel progetto prevedeva il dominio di una sola ideologia e di una sola razza – assicurando nel contempo alle industrie del Reich la mano d’opera schiava necessaria a sostenere lo sforzo bellico.

Con il loro “No” ai nazisti e alla Repubblica Sociale di Mussolini gli Internati Militari non solo segnarono un punto alto della Resistenza antifascista; essi ridussero di ben 650.000 effettivi l’esercito che si opponeva all’avanzata alleata e che era impegnato in una guerra fratricida contro i partigiani italiani. E ancora: nelle fabbriche nelle quali furono costretti a lavorare, in spregio a ogni convenzione internazionale, con gli incessanti sabotaggi gli IMI hanno ridotto la qualità e l’efficienza degli armamenti che erano costretti a produrre. In questo modo essi hanno dato un contributo decisivo alla sconfitta del nazismo.

Per questo loro sacrificio è giusto che la Repubblica li ricordi e li onori: oggi, domani, sempre.

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